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La riduzione dei rifiuti…

PREMESSA

Sul tema ambiente, se ne sentono oramai di tutti i colori.
Il “green deal” europeo, sembra distante, molto distante dalla realtà dei fatti quotidiani…

Auto elettriche e nuove imposizioni su come sono realizzate le nostre abitazioni, sembrano questi i temi cruciali per tutte le istituzioni continentali.

Sono temi di impatto mostruoso sull’economia reale che imporranno, e già lo stanno facendo, rivoluzioni economiche e sociali con un impatto enorme, in parte imprevedibile.

Le direttive europee, per quanto allineate ai principi elementari (le 5R per intenderci) di tutela ambientale, sembra siano dei mostri avulsi dalla realtà che incombono sulle nostre già fragili economie europee, sulle finanze private, sulla vita reale di tutti i cittadini in carne ed ossa…

Ogni stato membro, recepisce poi in maniera molto diversificata le suddette normative che, fin qui, non hanno prodotto risultati importanti; per certo, hanno prodotto enormi costi aggiuntivi al sistema economico che deve competere in un mondo globalizzato… Ma questa, è probabilmente una opinione di chi scrive, quindi, non è rilevante qui, ed oggi…

C’è qualcosa che non va, probabilmente; vorremmo stimolare una discussione tra chi legge questo post.

1 – RIDUZIONE

Oggi vogliamo solo iniziare un percorso di analisi delle 5R, valutando come siamo messi e quanto la politica europea ed occidentale, in generale, stiano facendo (o non facendo).

Per sintesi, approcciamo il tema con semplicità e senza ideologie di sorta; cominciamo con il tema sacro della RIDUZIONE DEI RIFIUTI (la prima delle strategie che abbiamo già visto per aiutare l’ambiente).

Il primo modo per salvare l’ambiente, la prima strategia è far durare di più gli oggetti che abbiamo e ritardare il più possibile, il momento in cui essi, diventano RIFIUTI.

Di LPS.1 – Opera propria, CC0, https://commons.wikimedia.org

Il problema dell’OBSOLESCENZA PROGRAMMATA, non è al centro del “green deal” e viene trattato, quasi sempre in maniera poco incisiva, come vedremo.

Parliamo di questo problema, con un esempio pratico e tragicamente reale: la “lampadina centenaria”.
In California, presso una stazione dei pompieri, qualcuno si accorse anni fa, di una lampadina molto longeva; cominciarono a “tenerla da conto”, evitando ad un certo punto, di spegnerla e riaccenderla o di spostarla…

Questa lampadina, è in funzione da 124 anni signore e signori ed è un esempio clamoroso, di cosa sia un “bene durevole” !!!

Opera con continuità ed efficienza da 124 anni; approfondite la storia del “centennial bulb” in California, ne vale la pena…

 

Ma, guarda caso, negli anni 20 circa dello scorso secolo, si formò il cartello Phoebus, dove le principali aziende (occidentali) produttrici di lampadine, cercò di creare degli standard tra i quali, la durata prestabilita del prodotto !

E’ ovvio che la Shelby Electric Company, che produsse in Ohio la “centennial bulb”, oggi non esiste più…

Mentre alcuni produttori del cartello Phoebus, che parlarono di limitare a 1000 ore la vita di una lampadina, sono ancora tra di noi…

Così come, da circa un secolo, l’obsolescenza programmata che è una fonte clamorosamente evidente di inquinamento.

Tutti hanno misurato in termini di impatto CO2, l’attività dei mezzi di trasporto a combustione, oggi si discute di quanto le aziende, producano CO2, e si prevedono tasse, in tal senso, censimenti, controlli… Ma, perchè nessuno fin qui si è mai preso la briga di misurare quanto pesa questa “pratica commerciale”, anche solo in termini di CO2 prodotta !?

Ognuno ricorda la durata dei beni prodotti nei decenni passati dello scorso secolo; un esempio che tutti conoscono è quello degli elettrodomestici. Pensate alle lavatrici, la cui vita media è passata da decine di anni, a decine di mesi; pensate che spesso, non solo il beni sono fatti per durare poco, ma sono anche progettati per impedire o rendere molto onerose le eventuali riparazioni

E’ del 2024 una direttiva europea che parla di “riparazioni”, ma cosa è cambiato realmente ?!

Sul primo tema sacro per l’ambiente, ovvero la RIDUZIONE DEI RIFIUTI, siamo ancora molto, colpevolmente, indietro; chi legifera e chi produce, di fatto seguono le medesime regole del “cartello phoebus”, se non qualcosa di ancor più sofisticato e peggiore…

Si analizzino gli elettrodomestici in commercio, ma anche, come impattano gusti e mode, nel creare rifiuti; l’obsolescenza è PROGRAMMATA scientificamente, ma anche promossa socialmente dai sistemi informativi, di fatto è costume che ogni oggetto “passi” e diventi immondizia…

Le responsabilità sono politiche, soprattutto. Solo in parte, possiamo prenderci delle responsabilità culturali e civili, come individui più o meno consapevoli e/o responsabili. Al momento, la produzione di nuovi oggetti è predisposta alla generazione a breve termine di rifiuti: è un processo scientifico, sistematico, continuativo. Un  ciclo dell’inquinare, predisposto a monte nel quale, il consumatore è vittima e carnefice nello stesso tempo.

Serve energia per costruire gli oggetti, servono risorse e di nuovo energia per riciclarne una parte più o meno consistente.

Nessun ente al mondo ci sta dicendo quanto costa, anche solo in termini di CO2, questo osceno modo di approfittare delle risorse che il pianeta.

Con l’ingegno, abbiamo creato una civiltà moderna che tutto può.

Nikola Tesla, disse “La scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell‘umanità”.

Qui sopra, in estrema sintesi, abbiamo tentato di illustrare, come siamo scientificamente predisposti ad inquinare; e tutto ciò, va avanti da un secolo.

Il ciclo perverso della distruzione, non si è mai fermato. MAI.

Il tema della RIDUZIONE, è servito sul piatto gentilissimi; ne parliamo ?

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