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160117 Metalli ferrosi

160117_Rottami di motoriTra gli 842 CER esistenti, alcuni hanno la medesima descrizione generica, come quella di questo CER: “metalli ferrosi”.

Eppure il CER 160117 ha una sua specifica origine e serve a designare specificatamente, i rottami ferrosi prodotti dalle autofficine.

Spesso, impropriamente, vengono utilizzati altri CER, tipo il 170405 (ferro e acciaio); ma è un errore nel quale è bene non incorrere, essendo il gruppo 17, originato dalle costruzioni e demolizioni.

Le autofficine, producono vari tipi di rifiuti e scarti di lavorazioni; per massa e volumi complessivi, il 160117 è senz’altro il rifiuto prodotto in quantità maggiore, uno dei pochi peraltro, classificati come NON pericolosi.

Le autofficine, già da anni gestiscono al meglio la produzione di rifiuti, stoccando al meglio le diverse tipologie di rifiuti prodotti il cui destino, è peraltro molto diverso.

La pericolosità dei rifiuti prodotti da questo tipo di attività, è quasi sempre determinata dalla presenza di oli usati o liquido antigelo.

Nel nostro impianto, trattiamo solamente rifiuti non pericolosi. Proprio per questo motivo, raccomandiamo sempre ai produttori, di verificare attentamente che i cascami, i motori, siano adeguatamente svuotati, poichè una percentuale elevata di oli, determina la non accettazione del rifiuto.

E’ anche questo il motivo per cui, il più delle volte, siamo noi ad effettuare il ritiro presso le autofficine; abbiamo così modo di verificare, durante il carico, che nessun pericoloso sia finito per errore nelle casse dei rottami (come può accadere per le lattine ed i barattoli sporchi di olio (150110), i filtri dell’olio (160107) e gli stracci e segatura sporchi di olio (150202). Sono infatti questi, tutti rifiuti pericolosi, da tenere adeguatamente separati dai cascami ed stoccati in contenitori al coperto, resistenti a corrosione o perdite di liquidi.

Il 160117 è un rifiuto composito e molto diversificato che, per quanto sia maggiormente connotato dalla presenza di ferro, può presentare anche rottami in ferro e acciaio, oppure, in ferro e carter.

In definitiva, è questo il rifiuto prodotto dalle autofficine, che viene riciclato al cento per cento, per tornare materia prima per l’industria automobilistica e non solo…

Produci questo tipo di rifiuto e desideri un ritiro da parte nostra ? O vuoi ulteriori informazioni sull’argomento ?

Riempi il modulo contatto e ti richiameremo in breve

Il trattamento del RAEE…

Il trattamento del RAEE, può essere svolto solo nei centri adeguatamente autorizzati alla gestione dei rifiuti e che si siano adeguati al “Decreto RAEE”, sfruttando le migliori tecniche a disposizione.

Gli impianti che lavorano il RAEE, debbono dedicare un’ area specifica dell’impianto, proprio ai rifiuti di cui oggi vi parliam con una propria area di conferimento, ben distinta da quella degli altri rifiuti (es.ferrosi o metallici), ma anche con una propria area di stoccaggio, messa in sicurezza e così via.

Insomma, una sorta di impianto, dentro l’impianto, in cui si lavora solo il RAEE di cui, più avanti, vi parleremo in dettaglio.

Il trattamento, prevede varie fasi che possiamo elencare indicativamente come segue:

messa in sicurezza o bonifica, ovvero asportazione dei componenti pericolosi

Questa fase è specifica degli impianti che gestiscono anche i “pericolosi”; non è quindi il caso del nostro impianto, che si occupa solo di non pericolosi. Comunque sia, abbiamo predisposto una zona, nell’area RAEE, di prima accoglienza degli apparati dismessi di maggiori dimensione che, dopo il conferimento, vengono qui stoccati e ricontrollati in maniera approfondita. La verifica dei livelli di radioattività dei pezzi, è una prassi, una naturale routine che avviene sia prima del conferimento che nell’area di primo stoccaggio.

smontaggio dei sotto-assiemi e separazione preliminare dei materiali

In questa fase, spostiamo i vari apparati nell’area disassemblaggio (R4), dove inizia la fase si smontaggio e separazione preliminare dei materiali

lavorazione meccanica per il recupero dei materiali.

In questa fase conclusiva, i primi materiali vengono stoccati per gruppi omogenei e posizionati nelle aree predisposte, come quella per i “cavi da RAEE”, “metalli da RAEE”, “Plastica da recuperare” e così via…

I componenti come le schede elettroniche, vengono anch’esse selezionate per gruppi omogenei di qualità e stoccate in una intera zona dedicata, in apposite casse di contenimento.

Altri sotto-assiemi, vengono stoccati sugli scaffali dedicati anch’essi ad un raggruppamento importante di elementi…

Rifiuti Schede Elettroniche

Selezione delle Schede elettroniche

I sotto-assiemi, le schede ed i metalli recuperati, vengono successivamente inviati presso altri impianti per il completo riciclaggio…

L’attività di reimpiego delle apparecchiature dopo test di funzionamento è un’opzione prevista della normativa sui RAEE ma non esiste una normativa sulle apparecchiature reimmesse sul mercato.

Quello del “riuso”, insomma, è un tema molto affascinante ed interessante; ma sul come attuarlo, ancora nessuno ne sa nulla…

In definitiva, dobbiamo farlo, ma non possiamo !!!

Questo, almeno, accade in Italia (per ora)…

In questo primo post sul trattamento del RAEE, abbiamo soltanto approcciato il tema, in generale.

In successivi post, ci piacerebbe farvi vedere le varie fasi di lavorazione in maniera specifica e puntuale; speriamo ci seguirete in tanti…

I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche

Oggi vi parleremo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), uno dei rifiuti più importanti che trattiamo nel nostro impianto. Ovviamente, ne trattiamo solo una parte, come chiariremo in successivi post… Oggi, vi parleremo solo in generale dei RAEE (in inglese, WEEE, waste of electric and electronic equipment), anche definiti rifiuti elettronici (e-waste).

I RAEE, sono rifiuti di tipo particolare che consistono in qualunque apparecchiatura elettrica o elettronica di cui il possessore intenda disfarsi in quanto guasta, inutilizzata, o obsoleta e dunque destinata all’abbandono.

In alcuni RAEE, sono presenti sostanze considerate tossiche e non biodegradabili (i cosiddetti pericolosi); come vedremo più avanti, questo tipo di rifiuti non li riceviamo. Ma la maggioranza dei RAEE, risultano comunque non pericolosi e possono essere reimmessi, dopo una selezione, nel circuito del riciclo.

La crescente diffusione di apparecchi elettronici ed il fatto che questi, hanno una vita relativamente breve, determina una sempre maggiore produzione di rifiuti RAEE.

Se abbandonati nell’ambiente o lasciati in semplici discariche o inceneritori, questi rifiuti inquinano il suolo, l’aria e l’acqua, con terribili ripercussioni sulla saluti umana.

Quindi i rifiuti RAEE, soprattutto, vanno trattati in maniera corretta e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, evitando in questo modo di inquinare, ma anche di sprecare risorse che sono disponibili e riciclabili, con minor dispendio di energia nei RAEE stessi.

I RAEE sono rifiuti di AEE (apparecchiature elettriche ed elettoniche); queste, sono definite come quelle apparecchiature che per un corretto funzionamento dipendono dall’energia elettrica, sia come utilizzatrici, che come generatrici, progettate per funzionare a tensioni fino a 1000 V a corrente alternata o 1500 V a corrente continua.

Queste apparecchiature, sono divise in diverse categorie che, come vedremo poi, sono divise in diversi CER.

Sono quindi AEE:

  • Grandi elettrodomestici
  • Piccoli elettrodomestici
  • Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni
  • Apparecchiature di consumo
  • Apparecchiature di illuminazione
  • Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione delle macchine utensili industriali fisse di grandi dimensioni)
  • Giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero
  • Dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati ed infetti)
  • Strumenti di monitoraggio e controllo
  • Distributori automatici

In neretto, abbiamo evidenziato quei rifiuti RAEE che, nel nostro impianto, riceviamo maggiormente e per i quali, abbiamo maturato una notevole esperienza nella lavorazione.

E proprio al trattamento del RAEE, dedicheremo i prossimi post dove dimostreremo, come sempre, che riciclare CONVIENE; a tutti !

 

17 04 02 Alluminio

La produzione industriale di Alluminio è una storia recente…

Oggi vi parliamo di un rifiuto metallico molto importante per ogni impianto di raccolta e riciclaggio: l’alluminio.

L’alluminio, è un materiale inossidabile, leggero, molto facile da lavorare, che trova largo impiego nella realizzazione degli infissi delle abitazioni.

I rottami designati dal CER 170402, sono quindi soprattutto formati da alluminio profilato in fase di sostituzione o semplicemente risultante dalla demolizione di civili abitazioni.

E’ presente anche nelle strutture portanti di tendaggi, nelle antenne tv e satellitari, sempre nelle abitazioni. Raramente è presente nei cavi elettrici, e nelle apparecchiature elettrotecniche ed elettroniche (ma questi rifiuti, rientrano in altro CER di cui tratteremo più avanti)…

La provenienza dei rottami di alluminio, quindi, non è solo quella edilizia, ma anche da scarto di lavorazioni, taglio etc.

Il profilato, è sicuramente una delle forme migliori, che riceviamo ed avviamo al recupero; ma l’alluminio, si presenta in molte forme e qualità.

Telaio di una bici, realizzato con una lega di alluminio…

Dal punto di vista del riciclo, profilato, carter e semidolce, sono le tipologie da considerare anche se, le innumerevoli leghe e gli impieghi dell’alluminio, sono veramente  tanti (negli autoveicoli, compresi quelli industriali, nell’aeronautica etc)…

Riciclare l’alluminio, è molto conveniente per l’ambiente: si consideri, infatti, che per produrre un chilo di alluminio, partendo dagli scarti, costi meno di un kWh, contro i 13-14 circa, partendo dai minerali !

Riciclare, conviene sempre; nel caso dell’alluminio, ancor di più…

17 04 05 Ferro e Acciaio

Iniziamo oggi a parlarvi dei vari rifiuti che riceviamo o acquistiamo presso il nostro impianto di Monterotondo Scalo; e nel farlo, non potevamo che cominciare dal ferro ed acciaio…

Come già spiegato in due post, i CER individuano in maniera spesso dettagliata, altre volte meno, la tipologia di rifiuto da recuperare.

Il 17 04 05, designa uno dei rifiuti più comuni e diffusi negli impianti come quello che vi scrive; il 17, designa l’origine, ovvero “Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati)”, mentre 04 e 05, vanno ad indicare rispettivamente i metalli (incluse le loro leghe), ed il ferro e l’acciaio, nel dettaglio.

Il rifiuto di cui trattiamo oggi, insomma, viene prodotto generalmente dalla aziende edili, ma anche dalle opere di demolizioni in generale. Nel caso di strutture importanti, realizzate in ferro ed acciaio, di queste opere di demolizione ci occupiamo anche noi, nel caso di

Ferro impiegato nella realizzazione di pilastri…

quantitativi importanti di materiale da asportare, tagliare, caricare, etc.

In ogni post, chiaramente, possiamo parlarvi solo brevemente, dei vari rifiuti, parlando dei dati salienti o di piccole curiosità. Qui, possiamo quindi solo dirvi che soprattutto il ferro, e l’acciaio che è un suo derivato, sono i rifiuti più trattati per peso e volumi, negli impianti di riciclaggio.

Le imprese edili, possono avere depositi temporanei di rifiuti, nel caso di cantieri, che non superino i 30 metri cubi, nell’arco dell’anno, divisi in maniera omogenea… Non ci dilunghiamo in quanto prevede la legge (Dgr n. 1773 del 28 agosto 2012), ma diciamo solo che, come la logica impone, i rifiuti vanno di volta in volta conferiti presso gli impianti autorizzati di zona.

Il ferro e l’acciaio, occupano molto spazio e ciò vale sia per i cantieri, che per chi poi deve stoccare e riciclare il rifiuto.

Nelle opere di demolizione, sia di edifici civili che industriali, è moltissimo il ferro e l’acciaio che può risultare dalle opere di demolizione, si pensi ad esempio alla carpenteria in generale, alle ringhiere alle reti ed a tutte quelle parti che compongono la forza portante di un edificio; travi putrelle etc etc.

Le aziende edili o quelle incaricate della demolizioni, autorizzate al trasporto di questo rifiuto non pericoloso, debbono insomma conferirlo presso gli impianti autorizzati.

Per quanto attiene il prezzo del ferro, possiamo solo dire che è uno dei rifiuti di minor valore residuo; l’acciaio, pur conservando maggior valore, rispetto al ferro, risente delle fluttuazioni dell’elemento che lo compone (il ferro, appunto)…

Nel caso di demolizioni esterne, inoltre, bisogna considerare il lavoro che la nostra azienda deve eseguire sul posto ed il trasporto del rifiuto verso l’impianto.

Il ferro e l’acciaio, come quasi tutti i rifiuti che noi trattiamo, sono riciclabili al 100% con una energia spesa per chilo prodotto, di molto inferiore a quella spesa per le attività estrattive.

Insomma, in breve, riciclare, conviene; sempre.

Le categorie dei CER

Come già spiegato nel precedente post sui CER, gli stessi sono ragguppati in categorie che ne spiegano l’origine dei rifiuti o il processo che li ha generati.

Trattamento a freddo dei rifiuti

Qui di seguito, segnaliamo tutte le categorie che, in definitiva, sono le prime due cifre che compongono il CER del singolo rifiuto. In neretto, abbiamo segnalato quelle categorie per le quali CF Metalli, riceve almeno 1 tipo di rifiuto. Come vedremo più avanti, ed in dettaglio, su alcune categorie abbiamo un solo CER a disposizione, mentre su altre, abbiamo un ventaglio di opzioni…

Il nostro impianto, si occupa di materiale ferroso e metallico, in generale, quindi lo spettro di CER ricevibili, è per forza di cose ristretto. Non accettiamo rifiuti pericolosi, ed anche questo, restringe ancor di più il numero di CER a disposizione.

Come vedremo nei prossimo post, molti CER sono di derivazione industriale, e riguardano gli scarti di lavorazione, altri, sono prevalentemente dedicati all’edilizia e così via…

 

01 Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali
02 Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti
03 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone
04 Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce e dell’industria tessile
05 Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone
06 Rifiuti dei processi chimici inorganici
07 Rifiuti dei processi chimici organici
08 Rifiuti della p.f.f.u di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa
09 Rifiuti dell’industria fotografica
10 Rifiuti provenienti da processi termici
11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa
12 Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica
13 Oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili, 05 e 12)
14 Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto(tranne le voci 07 e 08)
15 Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)
16 Rifiuti non specificati altrimenti nell’elenco
17 Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati)
18 Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate
19 Rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito
20 Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni)

Cos’è il CER nei rifiuti

Iniziamo, con il presente, a scrivere una serie di post per addentrarci nelle materie inerenti il nostro lavoro; iniziamo con il parlare dei codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), ovvero la classificazione dei rifiuti, secondo la direttiva europea 75/442/CEE.

La citata direttiva, definisce col termine rifiuti “qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. L’allegato I è noto comunemente come Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER in breve), rifiuti e si applica a tutti i rifiuti, siano essi destinati allo smaltimento o al recupero.

I codici CER sono delle sequenze numeriche, composte da 6 cifre riunite in coppie di due, volte ad identificare i rifiuti, in base al processo produttivo da cui è originato.

L’Elenco dei rifiuti della UE è stato recepito in Italia a partire dal 1º gennaio 2002 in sostituzione della precedente normativa, grazie a due provvedimenti di riordino:

  • il Dlgs 152/2006 (recante “Norme in materia ambientale”), allegati alla parte quarta, allegato D;
  • il Dm Ministero dell’ambiente del 2 maggio 2006 (“Istituzione dell’elenco dei rifiuti”) emanato in attuazione del Dlgs 152/2006 e successivamente dichiarato incapace di produrre effetti giuridici, non essendo stato sottoposto al preventivo e necessario controllo della Corte dei conti, con comunicato del Ministero dell’Ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 146 del 26 giugno 2006.

Con la decisione 2014/955/Ue (entrata in vigore il 1º giugno 2015) sono stati aggiunti all’elenco tre nuovi codici (portando dunque l’elenco dei CER a 842 voci) e sono state modificate le descrizioni relative ad alcune voci esistenti.

I codici CER si dividono in non pericolosi e pericolosi; i secondi vengono identificati graficamente con un asterisco “*” dopo le cifre.

La pericolosità di un rifiuto, quando non è determinabile dalle schede di sicurezza dei prodotti lo costituiscono, viene determinata tramite analisi di laboratorio volte a verificare l’eventuale superamento di valori di soglia individuati dalle Direttive sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze pericolose. Questo si applica alle tipologie di rifiuti individuati da “codici CER a specchio”, ossia una coppia di diversi codici CER che si riferiscono allo stesso rifiuto, uno (asteriscato) nel caso in cui esso sia pericoloso e l’altro (non asteriscato) nel caso in cui non lo sia.

Altri tipi di rifiuti, invece, sono necessariamente pericolosi o non pericolosi in base alla loro tipologia e pertanto la loro classificazione non richiede analisi.

Generalmente, il codice CER è attribuito dal produttore/detentore del rifiuto, che potrà conferirlo nell’impianto che possa riceverlo; e ciò si può verificare presso L’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Nel piccolo Stabilimento di CF Metalli, sito in Monterotondo Scalo, riceviamo solo una piccolissima parte, di questi CER, come vedremo più avanti, e solo NON pericolosi…

Siamo specializzati in ferro, metalli e RAEE; e questo restringe uleriormente, la cerchia dei CER che riceviamo, stocchiamo e lavoriamo, come vedremo più avanti…

Per oggi, vi abbiamo solo specificato cosa siano i CER; nel prossimo post, vi parleremo delle varie “famiglie”, o gruppi di CER, per meglio addentrarci nella materia…

Metalli e uomini, la storia di Kiruna…

La Storia dell’uomo, e dei suoi insediamenti, spesso si lega alla storia dei metalli, del loro sfruttamento e degli sviluppi nelle tecniche di lavorazione.

E’ la storia di Kiruna, ad esempio, una città situata nel nord della Svezia ed a ridosso del più grande giacimento di ferro al mondo.

Che nella zona ci fosse ferro, si sapeva fin dal 1650; ma fu solo verso la fine del 1800, che la possibilità di sfruttare il giacimento e quella di realizzare una città, divennero una possibilità in un luogo così remoto e dal clima durissimo…

Nel 1880, fu individuato alle pendici della montagna Kiirunavaara, un grande giacimento di ferro; nel 1899 fu aperta una miniera e nel 1903 re Oscar II innaugurò la Ofoten Line, la via dei minerali, una ferrovia che attraversava alcune delle aree più impraticabili ed ostili della Svezia e collegava la zona mineraria con i porti di Luela, in Svezia, e Narvik, in Norvegia

I miglioramenti nelle tecniche di lavorazione, intervenuti in quegli anni,  e la realizzazione degli opportuni collegamenti ferroviari, portarono in breve migliaia di lavoratori a lavorare alle miniera. Per i minatori della “KLAB”, si costruì da zero una nuova città, Kiruna, appunto, il cui fondatore, fu anche direttore generale della miniera…

La chiesa, che verrà ricostruita ad est…

Questo giacimento di magnetite, consente di ricavare un 65/70% di ferro; una percentuale elevata che consente, alla miniera, di produrre circa 80.000 tonnellate di minerale al giorno !

Il primo giacimento al mondo di ferro che, nonostante gli ottimi livelli di riciclaggio attuati in Europa e nel mondo, continuano a servire…

Ma la storia di Kiruna, è affascinante non solo per questo.

L’intero centro cittadino, compresi il municipio, l’ospedale la vecchia chiesa, scuole e 8000 abitanti, difatti, nel prossimo ventennio verranno “traslocati” 3 km ad est…

Perchè l’area suddetta, rischia di sprofondare ed essere inghiottita dalla miniera !

Seguendo il filone, infatti, si scende obliquamente verso il basso, a 1,3 km sottoterra, ma sotto il centro urbano ! La conseguenza, con queste cavità sottostanti, è che il livello del terreno, si va abbassando, con conseguenti rotture delle tubazioni ed alto rischio di collasso dell’area.

I cedimenti, anche piccoli, creano insomma problemi non indifferenti alla popolazione; di qui, la decisione presa e già in corso, di spostare una parte della città che, in parte, verrà demolita (al suo posto verrà realizzato un parco), ed in parte ricostruita (come la chiesa, ad esempio).

Il gioco, vale la candela, per avviare un innovativo quanto stimolante esperimento sociale, che vedrà la città riconfigurare i propri spazi e la propria forma, nel giro di pochi anni.

Su google map, potere già vedere come, nella parte orientale di Kiruna, vari cantieri stiano già iniziando le costruzioni; nel 2017, dovrebbe essere finito il municipio.

Riferimenti esterni

In Svezia vogliono spostare una città. – IlPost

Kiruna: how to move a town two miles east – BBC (EN)

Sito Ufficiale Kiruna (EN)

Un breve filmato

La strategia delle 4R per l’ambiente…

Un tempo, certi ragionamenti si facevano per buonsenso; essere ecologisti, insomma, era un atteggiamento naturale…

E’ stato provato che, già nell’antichità, in epoche di ristrettezze, carestie o guerre, molte popolazioni si attivavano nel gestire meglio le risorse, attraverso il riuso, ad esempio…

Già, perchè il riciclo, da solo, non è la soluzione definitiva al problema dell’inquinamento e dello sfruttamento intensivo delle risorse.

La strategia delle 4R, che qui racconteremo in sintesi, è molto semplice e del tutto conforme, alle ultime strategie europee, sul tema…

Riduzione a monte. Il modo più ovvio per diminuire i rifiuti è produrne di meno. Ci sarebbe da approfondire questo concetto, ma per certo, sapete quanto pesano gli imballaggi, sulla vostra spesa quotidiana… Ci sono moltissimi modi, per diminuire i rifiuti ma, perlopiù è nelle mani dei governi e delle industrie, cambiare le cose. Le nuove buste bio, o le buste riutilizzabili, sono ad esempio un primo passo…

Il simbolo internazionale per i materiali riciclabili

Raccolta differenziata. Una pratica oramai interiorizzata dalle masse, ma non sempre applicata; e non solo dai comuni cittadini… La raccolta differenziata, rende meno complessa e più economica la fase successiva del riciclaggio. Alcuni rifiuti, possono andare direttamente nella fase del riciclo. Il carico sulle discariche, può diminuire.

Riciclaggio o riciclo. Ancora oggi, la fase del riciclaggio è una pratica che non si attua, in tutti i paesi, con i medesimi livelli di efficienza. Il nostro paese, ad esempio, è molto indietro sul trattamento di alcune tipologie di rifiuti che, come vedremo più avanti, sono di moltissimi tipi.

Riuso. Anche qui, non esistono solo riutilizzi artistici, ma di molteplici tipi. In Danimarca, il 98% del vetro, è riutilizzato… Ricordate il famoso “vuoto a rendere” ?! Bastano le leggi, un pizzico di pazienza ed il gioco è fatto…

Per sommi capi ed in poche righe, vi abbiamo raccontato la strategia delle 4R per la salvaguardia dell’ambiente… Niente di più semplice da capire, niente di più complicato e difficile da attuare.

Il sentiero, che porta al miglioramento nella riduzione, nella raccolta, nel riciclaggio e nel riuso, è comunque stato intrapreso oramai da anni…

Ogni anno, le performance dei paesi avanzati, migliorano !

 

Nel Lazio, scatta l’emergenza roghi tossici e discariche abusive !

Nel Lazio, scatta l’emergenza roghi tossici e discariche abusive !?

Il Ministero dell’Ambiente, riferisce in Senato, di fronte al progressivo peggioramento della situazione che, vede costantemente aumentare il fenomeno, in special modo dall’interno dei campi rom, e nelle aree adiacenti a questi.

A lanciare l’allarme sul’emergenza rifiuti è stata Roberta Angelilli, che ha provveduto assieme ad altri 11 senatori ad esporre un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, nel quale si invita il Ministro, ad analizzare attentamente una operazione di ispezione nelle aree interessate, con l’intento di sollecitare l’Amministrazione di Roma Capitale.

Roma Capitale, deve al più presto ad adottare misure e provvedimenti più concreti e tempestivi, per arginare tali fenomeni, nonché per porre fine all’emergenza in atto sui roghi tossici e sulle numerose discariche abusive, presenti nel territorio. La richiesta è anche quella di verificare dettagliatamente le conseguenze di questi fenomeni abusivi, inerenti all’ambiente, come l’inquinamento e l’impatto che provocano a questo, insieme ai casi di degrado relativi.

Inoltre, si invita a formulare un’intesa con la Regione Lazio, al fine di installare strutture competenti, volte ad attività di inchiesta e monitoraggio sul fenomeno delle discariche abusive a cielo aperto, degli stessi roghi appiccati e del conseguente rovistaggio / danneggiamento dei cassonetti, che valgono parecchi soldi, secondo quando dichiara Angelilli in una nota. L’inchiesta è stata sottoscritta e sostenuta da altri senatori.

Gli interroganti, hanno potuto segnalare, che nell’anno 2014 sono aumentati in maniera spropositata tali fenomeni incontrollati e non autorizzati, riguardanti rifiuti di ogni genere, per lo più materiali pericolosi, da parte dei campi nomadi, appunto. Chi ne paga le conseguenze sono gli stessi cittadini, la loro salute e l’ambiente, dove si crea un disagio devastante, causato dall’emissione di fumi altamente tossici e nocivi, a tal punto che si possa parlare della presenza di una “terra dei fuochi” a Roma.

Si sta verificando una sorta di sistema parallelo riguardo il trattamento dei rifiuti, già denunciato numerose volte dalla Prefettura di Roma e dalla Polizia Locale, proprio per la gravità della situazione, sempre più allarmante. Questo fenomeno di roghi è suddiviso in fasi, tra le prime troviamo la pratica del rovistaggio dei rifiuti nei cassonetti, un’attività tollerata più volte dalla stessa Amministrazione Comunale, che non ha mai provveduto ad inserire provvedimenti, causando sistematicamente il danneggiamento dei cassonetti, oltre alla sporcizia del manto delle strade e dei marciapiedi, sempre meno decorosi. Ciò comporta non soltanto l’assegnazione di un immagine negativa appunto sul decoro cittadino ma anche spese per sostituire e riparare in continuazione i cassonetti stessi, costo che deve provvedere a pagare ingiustamente sia l’AMA che i cittadini. In seguito, si passa alle fasi di cernita e raccolta di rifiuti dalle pattumiere, dove la stessa immondizia di vario genere e di varia provenienza, che non desta l’interesse dei nomadi, viene abbandonata appunto per strada, mentre il resto viene smaltito nelle discariche abusive attraverso lo sversamento e / o incenerimento a terra, creando tra l’altro depositi incontrollati, caratterizzati da grandi quantità di cose indesiderate. Spesso, questi roghi vengono appiccati non soltanto nei campi rom, alcune dei quali autorizzati ma anche nei pressi delle abitazioni dei cittadini, costretti a subire questi veri reati, tra l’altro anche quelli di violazione della proprietà privata, invasa al fine di occupare e danneggiare il suolo e la cosa pubblica.

Il rogo su determinati componenti comporta l’emissione di gas e fumi tossici per ogni essere vivente. Quindi, si verifica un vero e proprio trattamento illecito di rifiuti, di stoccaggio e di messa in riserva di rottami vari, materiali ferrosi e metallici e quant’altro, trasportati a bordo di mezzi ovviamente non autorizzati. Inoltre, tutto il materiale raccolto viene immesso irregolarmente nel mercato delle vendite. Le forze dell’ordine della Polizia Locale, i Vigili del Fuoco e il Corpo Forestale dello Stato tentano più volte di arginare e bloccare definitivamente questi reati, rimasti sempre impuniti, proprio per contrastare i conseguenti disastri ambientali.

A tal proposito, è intervenuta anche la Commissione Europea per avviare una procedura di indagine, ovvero EU PILOT, a seguito dell’interrogazione presentata da Angelilli, nella data del 29 gennaio 2014, denominata “Combustione illegale di rifiuti e materiali negli insediamenti abusivi di Roma“, con la quale si chiedeva alla stessa Amministrazione di Roma Capitale di fornire informazioni dettagliate sul fenomeno, descrivendo le azioni effettive, al fine di attuare la normativa europea. Di contro, per interrompere le procedure della Commissione Europea, è stato annunciato l’impegno di porre in atto delle misure significative da parte sia del Comune che della Regione Lazio, da parte degli enti competenti, per porre fine a questo sistema lesivo del decoro, della salute, dell’impatto ambientale e di tutte le attività illecite che intercorrono.

Qualcosa, in definitiva, è stato fatto, in questi anni: tra il 2013 e il 2014 sono state sequestrate discariche abusive per oltre 160 mila metri quadrati, ovvero più di 16 ettari di terreno, pari ad oltre 40 campi di calcio regolamentari.

Nel villaggio attrezzato “La Barbuta” oltre allo smaltimento in discarica abusiva mediante incenerimento a terra, sono stati sequestrati oltre 700 chilogrammi di eternit; bonificare le aree trasformate in discariche abusive ha costi elevatissimi, ad esempio, al villaggio de “La Barbuta” la sola messa in sicurezza con rimozione dei rifiuti è costata circa 290 mila euro. Almeno il 50% dei cassonetti a Roma risulta danneggiato o parzialmente non funzionante e il costo per la sostituzione di un cassonetto si attesta sui 1.200 euro circa.

Tasso di mortalità per cancro (annuale, su 100 000 abitanti) nel triangolo Acerra-Nola-Marigliano…

Appare chiaro a tutti, che il protrarsi di questa situazione di degrado, non è più tollerabile.

Anche nella Capitale, i fuochi, stanno ponendo a rischio, la salute dei cittadini, creando anche danni economici alla collettività, e situazioni di degrado, che certo non fanno brillare la città eterna, agli occhi dei milioni di persone che, ogni anno la visitano…

Il degrado c’è; e si vede. Di qui, l’iniziative dei senatori, per avanzare l’emergenza rifiuti sui roghi tossici e sulle discariche abusive…

 

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