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Archivio annuale2016

160117 Metalli ferrosi

160117_Rottami di motoriTra gli 842 CER esistenti, alcuni hanno la medesima descrizione generica, come quella di questo CER: “metalli ferrosi”.

Eppure il CER 160117 ha una sua specifica origine e serve a designare specificatamente, i rottami ferrosi prodotti dalle autofficine.

Spesso, impropriamente, vengono utilizzati altri CER, tipo il 170405 (ferro e acciaio); ma è un errore nel quale è bene non incorrere, essendo il gruppo 17, originato dalle costruzioni e demolizioni.

Le autofficine, producono vari tipi di rifiuti e scarti di lavorazioni; per massa e volumi complessivi, il 160117 è senz’altro il rifiuto prodotto in quantità maggiore, uno dei pochi peraltro, classificati come NON pericolosi.

Le autofficine, già da anni gestiscono al meglio la produzione di rifiuti, stoccando al meglio le diverse tipologie di rifiuti prodotti il cui destino, è peraltro molto diverso.

La pericolosità dei rifiuti prodotti da questo tipo di attività, è quasi sempre determinata dalla presenza di oli usati o liquido antigelo.

Nel nostro impianto, trattiamo solamente rifiuti non pericolosi. Proprio per questo motivo, raccomandiamo sempre ai produttori, di verificare attentamente che i cascami, i motori, siano adeguatamente svuotati, poichè una percentuale elevata di oli, determina la non accettazione del rifiuto.

E’ anche questo il motivo per cui, il più delle volte, siamo noi ad effettuare il ritiro presso le autofficine; abbiamo così modo di verificare, durante il carico, che nessun pericoloso sia finito per errore nelle casse dei rottami (come può accadere per le lattine ed i barattoli sporchi di olio (150110), i filtri dell’olio (160107) e gli stracci e segatura sporchi di olio (150202). Sono infatti questi, tutti rifiuti pericolosi, da tenere adeguatamente separati dai cascami ed stoccati in contenitori al coperto, resistenti a corrosione o perdite di liquidi.

Il 160117 è un rifiuto composito e molto diversificato che, per quanto sia maggiormente connotato dalla presenza di ferro, può presentare anche rottami in ferro e acciaio, oppure, in ferro e carter.

In definitiva, è questo il rifiuto prodotto dalle autofficine, che viene riciclato al cento per cento, per tornare materia prima per l’industria automobilistica e non solo…

Produci questo tipo di rifiuto e desideri un ritiro da parte nostra ? O vuoi ulteriori informazioni sull’argomento ?

Riempi il modulo contatto e ti richiameremo in breve

Il trattamento del RAEE…

Il trattamento del RAEE, può essere svolto solo nei centri adeguatamente autorizzati alla gestione dei rifiuti e che si siano adeguati al “Decreto RAEE”, sfruttando le migliori tecniche a disposizione.

Gli impianti che lavorano il RAEE, debbono dedicare un’ area specifica dell’impianto, proprio ai rifiuti di cui oggi vi parliam con una propria area di conferimento, ben distinta da quella degli altri rifiuti (es.ferrosi o metallici), ma anche con una propria area di stoccaggio, messa in sicurezza e così via.

Insomma, una sorta di impianto, dentro l’impianto, in cui si lavora solo il RAEE di cui, più avanti, vi parleremo in dettaglio.

Il trattamento, prevede varie fasi che possiamo elencare indicativamente come segue:

messa in sicurezza o bonifica, ovvero asportazione dei componenti pericolosi

Questa fase è specifica degli impianti che gestiscono anche i “pericolosi”; non è quindi il caso del nostro impianto, che si occupa solo di non pericolosi. Comunque sia, abbiamo predisposto una zona, nell’area RAEE, di prima accoglienza degli apparati dismessi di maggiori dimensione che, dopo il conferimento, vengono qui stoccati e ricontrollati in maniera approfondita. La verifica dei livelli di radioattività dei pezzi, è una prassi, una naturale routine che avviene sia prima del conferimento che nell’area di primo stoccaggio.

smontaggio dei sotto-assiemi e separazione preliminare dei materiali

In questa fase, spostiamo i vari apparati nell’area disassemblaggio (R4), dove inizia la fase si smontaggio e separazione preliminare dei materiali

lavorazione meccanica per il recupero dei materiali.

In questa fase conclusiva, i primi materiali vengono stoccati per gruppi omogenei e posizionati nelle aree predisposte, come quella per i “cavi da RAEE”, “metalli da RAEE”, “Plastica da recuperare” e così via…

I componenti come le schede elettroniche, vengono anch’esse selezionate per gruppi omogenei di qualità e stoccate in una intera zona dedicata, in apposite casse di contenimento.

Altri sotto-assiemi, vengono stoccati sugli scaffali dedicati anch’essi ad un raggruppamento importante di elementi…

Rifiuti Schede Elettroniche

Selezione delle Schede elettroniche

I sotto-assiemi, le schede ed i metalli recuperati, vengono successivamente inviati presso altri impianti per il completo riciclaggio…

L’attività di reimpiego delle apparecchiature dopo test di funzionamento è un’opzione prevista della normativa sui RAEE ma non esiste una normativa sulle apparecchiature reimmesse sul mercato.

Quello del “riuso”, insomma, è un tema molto affascinante ed interessante; ma sul come attuarlo, ancora nessuno ne sa nulla…

In definitiva, dobbiamo farlo, ma non possiamo !!!

Questo, almeno, accade in Italia (per ora)…

In questo primo post sul trattamento del RAEE, abbiamo soltanto approcciato il tema, in generale.

In successivi post, ci piacerebbe farvi vedere le varie fasi di lavorazione in maniera specifica e puntuale; speriamo ci seguirete in tanti…

I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche

Oggi vi parleremo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), uno dei rifiuti più importanti che trattiamo nel nostro impianto.

Ovviamente, ne trattiamo solo una parte, come chiariremo in successivi post… Oggi, vi parleremo solo in generale dei RAEE (in inglese, WEEE, waste of electric and electronic equipment), anche definiti rifiuti elettronici (e-waste).

I RAEE, sono rifiuti di tipo particolare che consistono in qualunque apparecchiatura elettrica o elettronica di cui il possessore intenda disfarsi in quanto guasta, inutilizzata, o obsoleta e dunque destinata all’abbandono.

In alcuni RAEE, sono presenti sostanze considerate tossiche e non biodegradabili (i cosiddetti pericolosi); come vedremo più avanti, questo tipo di rifiuti non li riceviamo. Ma la maggioranza dei RAEE, risultano comunque non pericolosi e possono essere reimmessi, dopo una selezione, nel circuito del riciclo.

La crescente diffusione di apparecchi elettronici ed il fatto che questi, hanno una vita relativamente breve, determina una sempre maggiore produzione di rifiuti RAEE.

Se abbandonati nell’ambiente o lasciati in semplici discariche o inceneritori, questi rifiuti inquinano il suolo, l’aria e l’acqua, con terribili ripercussioni sulla saluti umana.

Quindi i rifiuti RAEE, soprattutto, vanno trattati in maniera corretta e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, evitando in questo modo di inquinare, ma anche di sprecare risorse che sono disponibili e riciclabili, con minor dispendio di energia nei RAEE stessi.

I RAEE sono rifiuti di AEE (apparecchiature elettriche ed elettoniche); queste, sono definite come quelle apparecchiature che per un corretto funzionamento dipendono dall’energia elettrica, sia come utilizzatrici, che come generatrici, progettate per funzionare a tensioni fino a 1000 V a corrente alternata o 1500 V a corrente continua.

Queste apparecchiature, sono divise in diverse categorie che, come vedremo poi, sono divise in diversi CER.

Sono quindi AEE:

  • Grandi elettrodomestici
  • Piccoli elettrodomestici
  • Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni
  • Apparecchiature di consumo
  • Apparecchiature di illuminazione
  • Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione delle macchine utensili industriali fisse di grandi dimensioni)
  • Giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero
  • Dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati ed infetti)
  • Strumenti di monitoraggio e controllo
  • Distributori automatici

In neretto, abbiamo evidenziato quei rifiuti RAEE che, nel nostro impianto, riceviamo maggiormente e per i quali, abbiamo maturato una notevole esperienza nella lavorazione.

E proprio al trattamento del RAEE, dedicheremo i prossimi post dove dimostreremo, come sempre, che riciclare CONVIENE; a tutti !

 

17 04 02 Alluminio

La produzione industriale di Alluminio è una storia recente…

Oggi vi parliamo di un rifiuto metallico molto importante per ogni impianto di raccolta e riciclaggio: l’alluminio.

L’alluminio, è un materiale inossidabile, leggero, molto facile da lavorare, che trova largo impiego nella realizzazione degli infissi delle abitazioni.

I rottami designati dal CER 170402, sono quindi soprattutto formati da alluminio profilato in fase di sostituzione o semplicemente risultante dalla demolizione di civili abitazioni.

E’ presente anche nelle strutture portanti di tendaggi, nelle antenne tv e satellitari, sempre nelle abitazioni. Raramente è presente nei cavi elettrici, e nelle apparecchiature elettrotecniche ed elettroniche (ma questi rifiuti, rientrano in altro CER di cui tratteremo più avanti)…

La provenienza dei rottami di alluminio, quindi, non è solo quella edilizia, ma anche da scarto di lavorazioni, taglio etc.

Il profilato, è sicuramente una delle forme migliori, che riceviamo ed avviamo al recupero; ma l’alluminio, si presenta in molte forme e qualità.

Telaio di una bici, realizzato con una lega di alluminio…

Dal punto di vista del riciclo, profilato, carter e semidolce, sono le tipologie da considerare anche se, le innumerevoli leghe e gli impieghi dell’alluminio, sono veramente  tanti (negli autoveicoli, compresi quelli industriali, nell’aeronautica etc)…

Riciclare l’alluminio, è molto conveniente per l’ambiente: si consideri, infatti, che per produrre un chilo di alluminio, partendo dagli scarti, costi meno di un kWh, contro i 13-14 circa, partendo dai minerali !

Riciclare, conviene sempre; nel caso dell’alluminio, ancor di più…

17 04 05 Ferro e Acciaio

Iniziamo oggi a parlarvi dei vari rifiuti che riceviamo o acquistiamo presso il nostro impianto di Monterotondo Scalo; e nel farlo, non potevamo che cominciare dal ferro ed acciaio…

Come già spiegato in due post, i CER individuano in maniera spesso dettagliata, altre volte meno, la tipologia di rifiuto da recuperare.

Il 17 04 05, designa uno dei rifiuti più comuni e diffusi negli impianti come quello che vi scrive.

Il 17, designa l’origine, ovvero “Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati)”, mentre 04 e 05, vanno ad indicare rispettivamente i metalli (incluse le loro leghe), ed il ferro e l’acciaio, nel dettaglio.

Il rifiuto di cui trattiamo oggi, insomma, viene prodotto generalmente dalla aziende edili, ma anche dalle opere di demolizioni in generale. Nel caso di strutture importanti, realizzate in ferro ed acciaio, di queste opere di demolizione ci occupiamo anche noi, nel caso di

Ferro impiegato nella realizzazione di pilastri…

quantitativi importanti di materiale da asportare, tagliare, caricare, etc.

In ogni post, chiaramente, possiamo parlarvi solo brevemente, dei vari rifiuti, parlando dei dati salienti o di piccole curiosità. Qui, possiamo quindi solo dirvi che soprattutto il ferro, e l’acciaio che è un suo derivato, sono i rifiuti più trattati per peso e volumi, negli impianti di riciclaggio.

Le imprese edili, possono avere depositi temporanei di rifiuti, nel caso di cantieri, che non superino i 30 metri cubi, nell’arco dell’anno, divisi in maniera omogenea… Non ci dilunghiamo in quanto prevede la legge (Dgr n. 1773 del 28 agosto 2012), ma diciamo solo che, come la logica impone, i rifiuti vanno di volta in volta conferiti presso gli impianti autorizzati di zona.

Il ferro e l’acciaio, occupano molto spazio e ciò vale sia per i cantieri, che per chi poi deve stoccare e riciclare il rifiuto.

Nelle opere di demolizione, sia di edifici civili che industriali, è moltissimo il ferro e l’acciaio che può risultare dalle opere di demolizione, si pensi ad esempio alla carpenteria in generale, alle ringhiere alle reti ed a tutte quelle parti che compongono la forza portante di un edificio; travi putrelle etc etc.

Le aziende edili o quelle incaricate della demolizioni, autorizzate al trasporto di questo rifiuto non pericoloso, debbono insomma conferirlo presso gli impianti autorizzati.

Per quanto attiene il prezzo del ferro, possiamo solo dire che è uno dei rifiuti di minor valore residuo; l’acciaio, pur conservando maggior valore, rispetto al ferro, risente delle fluttuazioni dell’elemento che lo compone (il ferro, appunto)…

Nel caso di demolizioni esterne, inoltre, bisogna considerare il lavoro che la nostra azienda deve eseguire sul posto ed il trasporto del rifiuto verso l’impianto.

Il ferro e l’acciaio, come quasi tutti i rifiuti che noi trattiamo, sono riciclabili al 100% con una energia spesa per chilo prodotto, di molto inferiore a quella spesa per le attività estrattive.

Insomma, in breve, riciclare, conviene; sempre.

Le categorie dei CER

Come già spiegato nel precedente post sui CER, gli stessi sono ragguppati in categorie che ne spiegano l’origine dei rifiuti o il processo che li ha generati.

Trattamento a freddo dei rifiuti

Qui di seguito, segnaliamo tutte le categorie che, in definitiva, sono le prime due cifre che compongono il CER del singolo rifiuto. In neretto, abbiamo segnalato quelle categorie per le quali CF Metalli, riceve almeno 1 tipo di rifiuto. Come vedremo più avanti, ed in dettaglio, su alcune categorie abbiamo un solo CER a disposizione, mentre su altre, abbiamo un ventaglio di opzioni…

Il nostro impianto, si occupa di materiale ferroso e metallico, in generale, quindi lo spettro di CER ricevibili, è per forza di cose ristretto. Non accettiamo rifiuti pericolosi, ed anche questo, restringe ancor di più il numero di CER a disposizione.

Come vedremo nei prossimo post, molti CER sono di derivazione industriale, e riguardano gli scarti di lavorazione, altri, sono prevalentemente dedicati all’edilizia e così via…

 

01 Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali
02 Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti
03 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone
04 Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce e dell’industria tessile
05 Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone
06 Rifiuti dei processi chimici inorganici
07 Rifiuti dei processi chimici organici
08 Rifiuti della p.f.f.u di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa
09 Rifiuti dell’industria fotografica
10 Rifiuti provenienti da processi termici
11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa
12 Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica
13 Oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili, 05 e 12)
14 Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto(tranne le voci 07 e 08)
15 Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)
16 Rifiuti non specificati altrimenti nell’elenco
17 Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati)
18 Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate
19 Rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito
20 Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni)

Cos’è il CER nei rifiuti

Iniziamo, con il presente, a scrivere una serie di post per addentrarci nelle materie inerenti il nostro lavoro; iniziamo con il parlare dei codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), ovvero la classificazione dei rifiuti, secondo la direttiva europea 75/442/CEE.

La citata direttiva, definisce col termine rifiuti “qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. L’allegato I è noto comunemente come Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER in breve), rifiuti e si applica a tutti i rifiuti, siano essi destinati allo smaltimento o al recupero.

I codici CER sono delle sequenze numeriche, composte da 6 cifre riunite in coppie di due, volte ad identificare i rifiuti, in base al processo produttivo da cui è originato.

L’Elenco dei rifiuti della UE è stato recepito in Italia a partire dal 1º gennaio 2002 in sostituzione della precedente normativa, grazie a due provvedimenti di riordino:

  • il Dlgs 152/2006 (recante “Norme in materia ambientale”), allegati alla parte quarta, allegato D;
  • il Dm Ministero dell’ambiente del 2 maggio 2006 (“Istituzione dell’elenco dei rifiuti”) emanato in attuazione del Dlgs 152/2006 e successivamente dichiarato incapace di produrre effetti giuridici, non essendo stato sottoposto al preventivo e necessario controllo della Corte dei conti, con comunicato del Ministero dell’Ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 146 del 26 giugno 2006.

Con la decisione 2014/955/Ue (entrata in vigore il 1º giugno 2015) sono stati aggiunti all’elenco tre nuovi codici (portando dunque l’elenco dei CER a 842 voci) e sono state modificate le descrizioni relative ad alcune voci esistenti.

I codici CER si dividono in non pericolosi e pericolosi; i secondi vengono identificati graficamente con un asterisco “*” dopo le cifre.

La pericolosità di un rifiuto, quando non è determinabile dalle schede di sicurezza dei prodotti lo costituiscono, viene determinata tramite analisi di laboratorio volte a verificare l’eventuale superamento di valori di soglia individuati dalle Direttive sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze pericolose. Questo si applica alle tipologie di rifiuti individuati da “codici CER a specchio”, ossia una coppia di diversi codici CER che si riferiscono allo stesso rifiuto, uno (asteriscato) nel caso in cui esso sia pericoloso e l’altro (non asteriscato) nel caso in cui non lo sia.

Altri tipi di rifiuti, invece, sono necessariamente pericolosi o non pericolosi in base alla loro tipologia e pertanto la loro classificazione non richiede analisi.

Generalmente, il codice CER è attribuito dal produttore/detentore del rifiuto, che potrà conferirlo nell’impianto che possa riceverlo; e ciò si può verificare presso L’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Nel piccolo Stabilimento di CF Metalli, sito in Monterotondo Scalo, riceviamo solo una piccolissima parte, di questi CER, come vedremo più avanti, e solo NON pericolosi…

Siamo specializzati in ferro, metalli e RAEE; e questo restringe uleriormente, la cerchia dei CER che riceviamo, stocchiamo e lavoriamo, come vedremo più avanti…

Per oggi, vi abbiamo solo specificato cosa siano i CER; nel prossimo post, vi parleremo delle varie “famiglie”, o gruppi di CER, per meglio addentrarci nella materia…

Ottone

Oltre agli elementi metallici, cominciamo a parlare delle varie leghe, che qui riceviamo.

Una delle più famose e diffuse, è l’ottone; lega principalmente composta di rame e zinco, ma con molteplici possibili combinazioni, soprattutto con lo stagno.

Anche in base al tipo di elementi che lo compongono, può avere una colorazione giallo-oro, con la quale è più conosciuto; ma anche simile all’argento…

In genere, l’ottone ha un “titolo” di zinco, tra il 36 ed il 45%, che lo rende lavorabile a caldo; la lega binaria rame zinco, è molto facile da lavorare con le macchine utensili, ma provoca trucioli molto lunghi. Per questo, si usa aggiungere piombo, che migliora la velocità di lavorazione (ottini secchi)…

 

Alla lega possono essere aggiunti anche altri elementi per ottenere determinate proprietà, ad esempio:

  • il manganese e lo stagno aumentano la resistenza alla corrosione;
  • il ferro aumenta il carico di rottura;
  • l’alluminio aumenta la resistenza alla corrosione e all’abrasione;
  • l’antimonio e l’arsenico inibiscono la “dezincificazione”.
  • il nichel migliora le caratteristiche meccaniche e la resistenza alla corrosione;
  • il silicio serve a disossidare e favorisce la creazione della fase β.

 

L’ottone ha un campo di applicazioni talmente vasto che se ne può fare solo un elenco di massima.

  • elettricità (apparecchiature elettriche, interruttori, contatti, portalampada)
  • autotrasporti (radiatori, impianti elettrici)
  • settore marino (scambiatori, piastre)
  • munizioni (bossoli)
  • idrosanitaria (rubinetti, valvole, radiatori, tubazioni)
  • industria chimica (scambiatori)
  • industria meccanica (bulloni, viti, ingranaggi, minuterie metalliche)
  • edilizia e arredamento (cerniere, serramenti, elementi di mobili, maniglie)
  • monetazione e simili (monete, targhe, medaglie, decorazioni)
  • strumenti musicali (gli ottoni)

Gli ottoni contenenti dal 40 al 60% di stagno, risultano molto plastici, e con una colorazione argentea che ne rende idoneo l’uso in bigiotteria, ad esempio per realizzare orologi da polso. Con percentuali di stagno elevate, si ottiene un ottone dalle caratteristiche meccaniche più elevate, usato quindi per per parti di oggetti che necessitano resistenza meccanica. Quello al 28% viene usato per i bossoli dei cannoni e cartucceria; quello al 33%, ottimamente lavorabile, è raccomandato per i laminati destinati a pezzi imbutiti, molle e tubi.

Vecchio rubinetto in ottone…

Oltre allo stagno, altro elemento che crea differenti leghe di ottone, è il piombo.

Gli ottoni al piombo sono impiegati per i pezzi lavorabili al tornio, come valvole e rubinetti.

Tra gli ottoni speciali ricordiamo il CuZn28Sn1As, detto anche ottone ammiragliato, utilizzato in distillatori, condensatori, raccordi e nelle applicazioni marine in generale.

Il CuZn22Al2As è utilizzato negli scambiatori marini, che necessitano di alta resistenza alla corrosione e che lavorano con alta velocità di flusso.

Il CuZn19Sn viene usato per la produzione di strumenti musicali (gli ottoni).

Le monete da 10, 20 e 50 centesimi di euro sono in CuAl5Zn5Sn1 (lega nordic Gold o oro nordico), mentre la parte gialla delle monete da 1 e 2 euro è in CuZn20Ni5.

L’ottone è un materiale duttile, malleabile e ha una buona resistenza alla corrosione; rispetto al rame presenta valori più elevati di durezza, resilienza e fusibilità. Ha notevo

Strumenti musicali in ottone

li proprietà acustiche, non a caso viene impiegato nella produzione di svariati strumenti musicali, soprattutto i cosiddetti “ottoni” (tromba, corno, trombone, tuba, ecc..), ma anche sassofoni e percussioni.

Una lega, quindi, che nelle sue moltissime varietà, si adopera ad un numero elevatissimo di applicazioni.

Se ne producono, in italia, oltre mezzo milione di tonnellate all’anno; una larga parte di queste, proviene proprio dal mondo del riciclaggio, con il consueto risparmio di energia ed il minore impatto ambientale, essendo inferiore, la richiesta di elementi dal settore estrattivo…

Straordinario ottone !

Metalli e uomini, la storia di Kiruna…

La Storia dell’uomo, e dei suoi insediamenti, spesso si lega alla storia dei metalli, del loro sfruttamento e degli sviluppi nelle tecniche di lavorazione.

E’ la storia di Kiruna, ad esempio, una città situata nel nord della Svezia ed a ridosso del più grande giacimento di ferro al mondo.

Che nella zona ci fosse ferro, si sapeva fin dal 1650; ma fu solo verso la fine del 1800, che la possibilità di sfruttare il giacimento e quella di realizzare una città, divennero una possibilità in un luogo così remoto e dal clima durissimo…

Nel 1880, fu individuato alle pendici della montagna Kiirunavaara, un grande giacimento di ferro; nel 1899 fu aperta una miniera e nel 1903 re Oscar II innaugurò la Ofoten Line, la via dei minerali, una ferrovia che attraversava alcune delle aree più impraticabili ed ostili della Svezia e collegava la zona mineraria con i porti di Luela, in Svezia, e Narvik, in Norvegia

I miglioramenti nelle tecniche di lavorazione, intervenuti in quegli anni,  e la realizzazione degli opportuni collegamenti ferroviari, portarono in breve migliaia di lavoratori a lavorare alle miniera. Per i minatori della “KLAB”, si costruì da zero una nuova città, Kiruna, appunto, il cui fondatore, fu anche direttore generale della miniera…

La chiesa, che verrà ricostruita ad est…

Questo giacimento di magnetite, consente di ricavare un 65/70% di ferro; una percentuale elevata che consente, alla miniera, di produrre circa 80.000 tonnellate di minerale al giorno !

Il primo giacimento al mondo di ferro che, nonostante gli ottimi livelli di riciclaggio attuati in Europa e nel mondo, continuano a servire…

Ma la storia di Kiruna, è affascinante non solo per questo.

L’intero centro cittadino, compresi il municipio, l’ospedale la vecchia chiesa, scuole e 8000 abitanti, difatti, nel prossimo ventennio verranno “traslocati” 3 km ad est…

Perchè l’area suddetta, rischia di sprofondare ed essere inghiottita dalla miniera !

Seguendo il filone, infatti, si scende obliquamente verso il basso, a 1,3 km sottoterra, ma sotto il centro urbano ! La conseguenza, con queste cavità sottostanti, è che il livello del terreno, si va abbassando, con conseguenti rotture delle tubazioni ed alto rischio di collasso dell’area.

I cedimenti, anche piccoli, creano insomma problemi non indifferenti alla popolazione; di qui, la decisione presa e già in corso, di spostare una parte della città che, in parte, verrà demolita (al suo posto verrà realizzato un parco), ed in parte ricostruita (come la chiesa, ad esempio).

Il gioco, vale la candela, per avviare un innovativo quanto stimolante esperimento sociale, che vedrà la città riconfigurare i propri spazi e la propria forma, nel giro di pochi anni.

Su google map, potere già vedere come, nella parte orientale di Kiruna, vari cantieri stiano già iniziando le costruzioni; nel 2017, dovrebbe essere finito il municipio.

Riferimenti esterni

In Svezia vogliono spostare una città. – IlPost

Kiruna: how to move a town two miles east – BBC (EN)

Sito Ufficiale Kiruna (EN)

Un breve filmato

La guerra dell’acciaio, oggi…

Sembra che, parlando di carbone ed acciaio, nacque l’Europa o, quantomeno, quel primo nucleo di stati che iniziò il percorso di avvicinamento tra gli stati che, oggi, usano la stessa moneta…

E chissà che proprio sull’acciaio, non si torni a ragionare ?!

Già, perchè partendo dalle denunce di alcune industrie europee dell’acciaio, si sono potuti accertare delle storture nel mercato da cui conseguiranno misure anti dumping per la difesa delle aziende del comparto siderurgico  e dell’acciaio.

La Commissione europea è pronta a nuove misure anti dumping, insomma e l’Europa, tramite la Sig.ra Malmostrom, ha accellerato il dossier e scritto all’omologo ministro cinese, Hucheng,  dicendosi pronta “ad aprire nuove inchieste anti dumping” se la Cina non adotterà “le misure necessarie a ridurre la sovracapacità nazionale di produzione siderurgica”.

Per ora, la commissione ha aperto nuove inchieste sulle importazioni di tre prodotti dalla Cina che, avrebbero violato le regole del mercato internazionale. Si tratta di tubi senza saldatura, lamiere da treno e placche di acciaio laminate a caldo

Ma sono già 37, le misure definitive in vigore sulle importazioni di prodotti siderurgici, atte a contrastare il commercio sleale dei produttori cinesi e non solo… Al momento, altre indagini riguardano ben 9 prodotti siderurgici…

Si consideri, che nel 2014, l’eccesso di capacità produttiva di acciaio, ha toccato in Cina 340 milioni di tonnellate; praticamente più del doppio della produzione annua della UE (169 milioni di tonnellate); e da questo esubero di acciaio cinesi, si è arrivati al dumping, alla vendita sui nostri mercati, quindi, di acciaio a prezzi inferiori di quelli di vendita…

Il comparto europeo, quindi, che occupa 360.000 persone circa( 85.000 in meno rispetto al 2008) e fattura 170 miliardi di euro, rischia di essere messo in ginocchio !

Natura che, finalmente l’unione europea pensi a nuovi dazi sull’acciaio, a tutela delle economie più colpite da questa concorrenza sleale, ovvero Regno Unito, Italia, Belgio e Francia.

Sullo sfondo di questa guerra, a complicare ulteriormente il quadro, c’è anche il riconoscimento dell’economia di mercato alla Repubblica popolare cinese.

Gli USA, hanno già dichiarato che non riconosceranno lo status di economia di mercato alla Cina e, della stessa idea, sono il Brasile, l’India, il Messico, il Canada; risulta invece strano che, sul tema, proprio gli stati membri della UE, risultino divisi, quando certi sono gli effetti potenzialmente dannosi sulle nostre economie…

Forse, queste divisioni, sono dovute alle mire che i vari stati membri hanno, di entrare nella Asian Infrastructure Investment Bank, fortemente voluta dai cinesi ?! Forse qualcuno pensa di trarre un vantaggio sugli altri, nella corsa al mercato cinese?!

Nel frattempo, continua la guerra dell’acciaio, fatta dai prezzi bassi cinesi, e dai tardivi dazi UE.

Cosa ne penseranno mai, quei 360.000 europei che ancora lavorano in un comparto in enormi difficoltà ?!

 

E del comparto italiano, un tempo fiore all’occhiello e traino della nostra industria, cosa resterà in piedi, dopo questi anni di attacchi cinesi e di tardive azioni difensive europee ?!

Se consideriamo che, nel nostro caso, oltre a questi problemi di mercato internazionale, ci sono costi energetici altissimi e costi tributari ed imputabili al sistema Italia, fuori controllo, non ci vuole molto a capirlo…

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